giovedì 25 giugno 2015

Injection



Injection, di Ellis, Shalvey e Bellaire, attualmente è arrivato a minuto 15 della prima puntata della prima serie che Ellis ha sicuramente già appioppato a qualche canale americano.
La deriva che ha preso gran parte del fumetto americano, cioè creare serie che possano agilmente essere trasformate in prodotti derivati, era prevedibile. Era prevedibile considerato il successo dei cinecomics, il boom delle serie televisive tratte da qualcosa (qualunque cosa) e la necessità, più in generale, di avere una base solida da cui partire per lanciare nuovi brand. L'industria americana è sempre più cauta, preferisce affidarsi a nomi consolidati piuttosto che lanciarne di nuovi... c'è crisi anche nel settore delle idee. Non è che mi disturbi più di tanto la cosa, che il fumetto possa essere visto come un perfetto lancio per altri prodotti. Non mi disturba fin quando questo non si trasforma in un semplice volantino pubblicitario, quando viene sacrificata la leggibilità del singolo numero. Ormai la divisione in cinque albi della prima storia è assolutamente fittizia. sono storie da cento tavole divise in blocchi da venti pagine più o meno a cazzo di cane. Il che naturalmente toglie un po' la soddisfazione a chi legge, come me, gli albi ogni mese. Ma tant'è e quindi non si può far altro che accettare la cosa e farsene una ragione. Injection becca in pieno questa corrente di pensiero e, in due numeri ancora ha detto poco di se stesso.
Non so dirvi ancora di cosa parli esattamente la serie. Posso dirvi che c'è una squadra di qualche tipo che indaga su dei misteri che hanno a che fare con cose antiche e con la tecnologia più moderna. Che l'atmosfera creata da Ellis è grave e opprimente. Che tutti i personaggi sembrano portarsi appresso un fardello, un passato spaventoso da cui fuggono o che hanno deciso di infilare sotto il tappeto. Posso anche dirvi che Shalvey e Bellaire formano una grande coppia, che troverete tavole in cui le invenzioni narrative sono al pari della run a cui hanno lavorato su Moon Knight, in cui Ellis e Shalvey si divertono a farvi perdere il senso dell'orientamento capovolgendo il mondo in una vignetta. Il tratto di Shalvey poi si è raffinato ulteriormente arrivando a delle sintesi essenziali a cui il colore di Bellaire da corpo e profondità.




E infine posso dirvi che quando Ellis scrive qualcosa, anche se al secondo numero ancora non si capisce di che cazzo sta parlando, un'occasione gliela si concede ugualmente e per ora, anche con la sua struttura monca e frammentaria, anche se ancora non so dove andrà a parare, mi ha affascinato a sufficienza da consigliarne la lettura.

MM

mercoledì 21 gennaio 2015

Kingsman: The secret Service [Anteprima]


L'altro giorno scrivevo che Agent Crater, la nuova serie Tv Marvel, mi aveva stupito. Succede raramente considerato quante informazioni riceviamo sui film prima della loro uscita. Quando mi sono seduto in sala insieme a alcuni dei membri de "Lo Studio in Rosso", per assistere all'anteprima di Kingsman: Secret service, non sapevo davvero cosa aspettarmi.

FLASHFORWARD:
Usciamo dalla sala con l'adrenalina che pompa nelle vene, una voglia incredibile di vedere, subito, il seguito del film e l'idea di cambiare il nome dello studio in "Kingsmen".

FINE FLASHFORWARD:
Il mio me, ignaro di quello che gli sta per succedere, si siede sulle poltrone dell'Adriano, in una saletta in cui, noi dello Studio in Rosso, eravamo la metà dei partecipanti alla proiezione.
Ripasso quello che so del film, cioè che è tratto da una serie di Mark Millar che mi è piaciuta, ma non mi ha certo cambiato la vita, anche se Mark è uno dei miei sceneggiatori di fumetti preferiti, che il regista è Matthew Vaughn che ha diretto il primo Kick Ass, che mi è piaciuto parecchio e il primo film del nuovo corso degli X-men, che mi stupì parecchio: Vaughn sembra destinato a stupirmi in sala.

Poi partono dei titoli di testa fracassoni e pacchiani, io e Mauro Uzzeo storciamo il naso e ci ripetiamo che un film americano su un fumetto che era l'essenza dello spirito british, non può funzionare.

E invece ci bastano quindici minuti per lasciarci alle spalle i nostri dubbi. Perché con Secret Service Vaughn riesce in un numero da equilibrista: Kingsman è  il corrispettivo filmico della figlia di un aristocratico inglese, con un'accento perfetto e un visino angelico, a cui però piacciono i tatuaggi da battona, le gare di mostertrack e il sesso anale.
Uscendo dalla colorita similitudine, il film continua a gridare il suo infinito amore per Bond per poi trollarti un attimo dopo.



La storia è un evidente pretesto per riproporre l'agente doppio zero, i Kingsmen sono una società di agenti segreti al servizio della corona, con i nomi in codice che richiamano i dodici cavalieri della tavola rotonda.
Alla morte di Lancelot, uno degli agenti in servizio, tutti i membri in vita, propongono un loro candidato come rimpiazzo. Colin Firth finisce per candidare Eggsy, un ragazzetto di periferia sboccato e rozzo che stona con il rigore e la classe degli appartenenti alla società segreta. Inizierà così un durissimo addestramento e la sua trasformazione in un perfetto (?) agente di sua maestà. Commovente il rapporto tra mentore e allievo, con un giovanissimo Taron Egerton in grado di tener testa a Firth, in grado di fare da perfetto contrappunto alla sua compostezza con delle faccette da paraculo da oscar.



Come in ogni Bond che si rispetti, in Secret Service, non manca un villain sui generis, interpretato da Samuel L. Jackson. Il miliardario Valentine ha la zeppola, un'infinita serie di cappellini da baseball messi di traverso e il piano di dominazione del mondo più stupido della storia; sembra uscito da Austin Powers, mai poi è anche capace di gelarti il sangue ammazzando a sangue freddo [NOME OMESSO PER EVITARE SPOILER] per poi, continuando il saliscendi emozionale, rimanere orribilmente scandalizzato dalla violenza del suo gesto.


FINE FLASHBACK, O RITORNO AL PRECEDENTE FLASHFORWARD

Usciti dal cinema, dopo due ore di azione, l'unico pensiero negativo sul film è che Vaughn aveva già girato i primi capitoli di X-men e di Kickass, per poi veder buttato tutto in vacca da due seguiti di incommensurabile bruttezza, spero davvero che non tocchi lo stesso destino a Secret Service.



Chiudo con un avvertimento: il film perde davvero tanto per colpa della traduzione, considerato che l'accento di ogni personaggio è una sua caratteristica fondamentale e distintiva. A voi giudicare guardando il trailer italiano e quello inglese.





lunedì 7 aprile 2014

Star Light


Se vi fosse sfuggito, l'Image sta producendo una delle serie più belle degli ultimi anni, con un Goran Parlov tanto bravao da essere fuori dalla grazia di Dio e un Mark Millar che, se non ci lascia per strada, potrebbe aver messo in piedi la sua storia più toccante e appassionata.

C'è la fantascienza un po' vintaggia che ci piace sempre... a chi dite? A noi, quelli con buon gusto!





C'è un vecchio eroe che torna all'azione.





C'è la razza di conquistatori cattivi, con la faccia da cattivi.



C'è così tanta roba bella che non ha neanche senso continuare la recensione se prima non vi andate a procurare il numero.

Mi piace consigliare buoni fumetti e questo ve lo voglio davvero consigliare. Leggetelo, tenetelo nello scaffale, passatelo ai vostri figli, conmpratevi il tp, l'hc, la versione rilegata in pelle umana, fate in modo che Millar sia costretto a sfornare una storia al mese da consegnare nelle mani fatate di Parlov.
Perché, appena finisco un numero di Starlight, ne voglio immeditamente dopo un altro e, per me, a parte tutte le menate che ci si fanno attorno al fumetto d'autore e alla sperimentazione del segno e bla bla... è questo e solo questo che un fumetto deve fare: inchiodarti per venti minuti scarsi e farteli sembrare un viaggio magnifico e infinito, chiudere con una splash page e farti sognare il seguito per un altro mese...

Continua.

MM

mercoledì 12 marzo 2014

Long Wei 9 - contenuti speciali

Contenuti speciali del numero 9 di Long Wei in uscita il 15 marzo i tutte le edicole d'Italia


Mi pare che sia tutto. 

MM

giovedì 9 gennaio 2014

serie televisive 2014 [Gennaio parte 1] - Sherlock, Community, Intelligence

Sherlock


Con l'anno nuovo la BBC ci regala un ritorno in grande stile, Sherlock is back!
Ed è un ritorno in grande stile, con una grossa pernacchia a tutti quei supernerd (me compreso) che si stavano scervellando su come Moffat e Gratiss avrebbero giustificato lo scorso finale di stagione. Il primo episodio mette un po' troppo da parte l'investigazione concentrandosi sul grande ritorno, ma domenica scorsa si redime con una delle più belle puntate di sempre.
Ormai Cumerbatch e Freeman insieme fanno paura. Non voglio vedere nessuna feturette, intervista o approfondimento che mi riveli qualunque cosa che non sia che fanno le vacanze insieme e sono best friend forever anche nella vita reale. Aspettiamo il finale di stagione, ma per ora sono già molto soddisfatto!

Community


Ricomincia Community. Nuovo starting point, con Jeff che viene assunto come insegnante al Greendale, stessa squadra, ma senza Chavy Chase che appare però in un cameo geniale alla fine della prima puntata. Che dire... Community aveva cominciato con un paio di stagioni spettacolari, mettendo nella mischia almeno quattro personaggi su cui, da soli, potevi creare una serie. Poi è avvenuto un Reverse-Sheldon-Cooper. Lo Sheldon Cooper è quel fenomeno per cui hai una bella serie con un personaggio molto forte e finisci per mandarla in vacca rendendola troppo dipendente dal suddetto personaggio (ogni riferimento a Sheldon Cooper e a Big Bang Theory è assolutamente voluto). In Community, secondo me, è successo il contrario, tanti bei personaggi, ma nessuno sulle cui spalle caricare la serie. Nessuno a cui affidare il coinvolgimento emotivo e narrativo che è necessario per creare spettatori fedeli. Peccato, rimane comunque una serie apprezzabile, ma è come guidare un ferrari solo in prima.

Intelligence (not so much)


Ok arriviamo alle note dolenti. Quando ho letto che Josh Holloway avrebbe fatto una serie tipo Chuck, ma seria ho pensato subito a questo:


L'abbiamo visto tutti Mission Impossible 4 (tutti quelli con cui parlo ancora) e nella prima scena il Sawyer nazionale, se la cavava egregiamente nei panni della spia, quasi ce lo vedresti come spalla (spalla alta) di Tom.

Poi esce il teaser di Intelligence, che pare abbia lo stesso direttore della fotografia di Un medico in Famiglia, ma dà seguito a quella fantasia che ti eri fatto vedendo Josh saltare dal tetto sparando. E inizi a crederci contro tutto e tutti.

Sbagliato.

Intelligence è un medico in famiglia con le spie. Peccato, ricorderemo comunque Josh così, come delle bimbeminkia con le caldane.


Senza la barbetta e il capello lungo non sei nessuno Josh!


MM

P.S.

Se proprio vuoi fare una finta serie per maschi, che in realtà la tua ragazza ti fa vedere per spizzarsi Josh Holloway, almeno evita di vestirlo da sfigato...

I guanti senza dita? Il maglione all'uncinetto fatto da nonna Holloway? Ma davvero?! Not cool!

martedì 17 dicembre 2013

Il ritorno di PK - Universo PK



Tranquillo, riallinea i chakra, prendi un bel respiro pronfondo e...

SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!

Ok, riproviamo.
Obbiettività, controllo, professionali...

SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!

Ritorna PK, il fumetto che ti ha convinto che fare fumetti, un giorno, non questo, uno avanti nel tempo, sarebbe stato il tuo lavoro. Il fumetto che ha plasmato la tua giovane mente, il fumetto che...

SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!

Non ci riesco. Il 5 di gennaio esce in edicola, ma io chiedo comunque al giornalaio ogni giorno se può rompere per me il day one. Lui non sa cosa sia il day one, io mi rendo conto che non vuol dire nulla quello che gli chiedo, ma è più forte di me. Pk per me ha lo stesso valore della sacra sindone, solo più sacro.

Tito Faraci sarà al timone dell'impresa, Universo PK sarà un what if in cui Paperino si troverà da solo (senza gadget e Uno) ad affrontare la minaccia aliena degli Evroniani. E io sono davvero commosso, commosso del tipo lacrime napulitane. E questa sembra che sia solo la fase uno e che in servo, per noi Pkers, ci sia un secondo progetto, diretto dal sommo Artibani. Ora io lo sapevo che quest'anno mi ero comportato bene, ma Babbo Natale come minimo vuole anche una mazzetta per questa consegna!

MM


I sogni segreti di Walter Mitty


Copio e incollo la trama dal sito di Repubblica, che scrivere i riassunti è una noia mortale!

Walter Mitty è un moderno sognatore, un comune editor fotografico di un magazine che compie regolarmente dei viaggi mentali lontano dalla sua noiosa esistenza, entrando in un mondo di fantasie caratterizzate da grande eroismo, appassionate relazioni amorose e costanti trionfi contro il pericolo. Ma quando Mitty e la sua collega, della quale è segretamente innamorato, rischiano di perdere il lavoro, Walter è costretto a compiere l'inimmaginabile: passare veramente all'azione - partendo per un viaggio intorno al mondo più straordinario di quanto avrebbe potuto mai sognare.

Guardatevi anche il trailer:

Walter Mitty, dopo la sua redenzione e la sua ascesa a uomo-con-la-barba-che-viaggia, viene definito da un suo nuovo amico nella maniera più adatta a definire il film: -Sembra che Indiana Jones abbia deciso di diventare il leader degli Strokes- ed effettivamente è un po' l'impressione che da anche Ben Stiller alle prese con una storia fuori dalle sue corde. Il film è un ode all'analogico contro il digitale; basta pensare al fallito tentativo di approccio che Mitty tenta, nei confronti della sua collega, grazie al sito di incontri o al semplice fatto che la sua mansione a Life è il manager dell'archivio negativi. Le critiche si sono quindi sperticate nel definire il film una stroncatura ai nuovi media e social network in favore dell'esperienza reale, dell'avvicinarsi davvero alla gente e ai luoghi dell'umanità; ma la cosa che sfugge alla critica è che, il linguaggio visivo di tutto il film, è invece quanto di più vicino alla cultura di quei media. A iniziare da una fotografia che è evidentemente figlia di istagram, desaturata quanto nell'effetto vintage sui vostri iphone, per continuare con le inquadrature a picco sulla folla in uscita dal lavoro e i titoli di testa (bellissimi) incorporati nell'immagine. E la parte più riuscita del film è proprio quest'aspetto visivo minimalista, grafico... hipster. La storia è esile, dai risultati prevedibili (non è un giallo quindi pure sticazzi), ma soprattutto un tantinello troppo smielata nel finale. Ma nel complesso ci si può stare, basta non andare al cinema convinti di vedere un film di Wes Anderson o di Edgar Wright, per non rimanere delusi dal film di Ben Stiller. Dopo tutto esce a natale ed è una favola, un'iperbole di buoni sentimenti, ci possiamo anche concedere una sospensione del nostro cinismo moderno per un paio di ore, no?

MM

p.s.
Il trailer e il materiale propagandistico sono tutte cose bellissime, beccatevi le variant del poster!