giovedì 23 luglio 2015

Pixels [rece]


Di Pixels mi ricorderò per sempre l'ottimismo. Non del film, Il mio di ottimismo che, anche con tutti i segnali che puntavano nella direzione opposta, ci ho creduto fino a quando non l'ho visto. Vi dirò di più, gli ho tenacemente concesso il beneficio del dubbio fino a minuto trenta.
Il problema del film però è che è tutto sbagliato, viola le regole che si è dato costantemente, si scorda che il cuore della sua narrazione dovrebbe essere "videogiocatori contro videogiochi" quando, a conti fatti, se si sostituisce la parola videogiochi con una qualunque per tutto lo script, si ottiene una commedia bruttina con Adam Sandlers. E poi si ostina a bombardare lo spettatore con inutili citazioni dagli anni ottanta, provando a fare leva sulla nostalgia, senza mai riuscirci e anzi indispettendolo. E infine ci sono le gag forzate i momenti nonsense (non nel senso buono) come il ballo organizzato dal presidente degli Stati Uniti durante una crisi che potrebbe portare alla fine del mondo. Al cinema si possono imputare grosse mancanze, ma raramente ci si trova di fronte a un'incompetenza di tipo tecnico, Pixels sembra essere l'eccezione che conferma tristemente la regola.
Non mi piace parlare male dei film, mi piace parlare dei prodotti che amo, quindi in sintesi vi sconsiglierei fortemente la visione di Pixels. Fatelo per il bene che volete al suo regista, a Cris Columbus che è una delle pietre fondanti del nostro immaginario collettivo.

MM

mercoledì 22 luglio 2015

Ant Man [Rece]


Ant Man è figo.
E ora un po' di informazioni sulle nostre amiche formiche:
Le formiche della specie Myrmelachista schumanni sono responsabili, nella foresta amazzonica, dei giardini del diavolo uccidendo le piante a loro non gradite e favorendo la crescita di alberi del genere Duroia hirsuta processo che crea una singolare zona nella foresta pluviale in cui sono presenti solo tali alberi.[64][65] Questo processo di modifica della vegetazione permette loro di avere più siti possibili, all'interno del tronco di tale tipo di alberi, dove costrutire formicai più adatti. Alcuni alberi secernono un nettare speciale utilizzato come fonte di cibo dalle formiche che a loro volta proteggono la pianta dagli insetti erbivori.[66] Alcune specie di alberi come l'Acacia cornigera, in America centrale, hanno le cavità utilizzate da una particolare specie di formiche (Pseudomyrmex ferrugineus) per la creazione di colonie; in cambio esse difendono l'albero dagli insetti fitofagi e dalle piante epifite. Altri studi suggeriscono anche che le piante ottengano azoto dalle formiche. In cambio, le formiche si riforniscono di proteine e di lipidi dalla pianta. Un altro esempio di questo tipo di ectosimbiosi viene dagli alberi di Macaranga, che hanno fusti adatti ad ospitare colonie di formiche del genere Crematogaster. Infine, molte specie di alberi producono semi che sono poi dispersi dalle formiche.[67] La dispersione dei semi da parte delle formiche, o mirmecocoria, è molto diffusa e nuove stime suggeriscono che circa il 9% di tutte le specie di piante possono servirsi di formiche per la disseminazione.[68][69] Alcune piante in ambienti particolari sono fortemente dipendenti dalle formiche per la loro sopravvivenza e per la loro diffusione, dato che i semi vengono trasportati in sicurezza sotto il terreno. Molti semi dispersi dalle formiche hanno particolari strutture esterne, gli oleosomi, che sono ricercati dalle formiche perché fonte di cibo.[70] Una convergenza evolutiva, forse una forma di mimetismo, è stato rilevato nelle uova dei fasmidi: hanno una struttura simile agli oleosomi e per questo motivo vengono trasportati dalle formiche nel formicaio dove, una volta giunti, possono cominciare a schiudersi.[71]


I ragni talvolta si cibano di formiche.
La maggior parte delle formiche è predatrice ed ottiene cibo da altri insetti sociali, comprese altre formiche. Alcune specie si specializzano nella predazione delle termiti (Megaponera e Termitopone) mentre alcune specie della famiglia Cerapachyinae predano altre formiche.[35] Alcuni termiti, tra cui leNasutitermes corniger, formano associazioni con alcune specie di formiche per tenere lontano altre specie di formiche predatori.[72] La vespa tropicale Mischocyttarus drewseni ricopre parte del suo nido con un repellente chimico anti-formica.[73] Le api senza pungiglione (Trigona e Melipona) utilizzano difese chimiche contro le formiche.
Le mosche del genere Bengalia (Calliphoridae) cacciano le formiche e sono cleptoparassiti: strappano via le prede o il cibo dalle mandibole delle formiche.[74] Le femmine di foridi malesi (Vestigipoda myrmolarvoidea) vivono all'interno delle colonie delle Aenictus e vengono accudite dalle stesse formiche.[74]
Funghi dei generi Cordyceps e Ophiocordyceps infettano le formiche quando queste si arrampicano su di esso e affondano le mandibile nei tessuti vegetali. Il fungo uccide le formiche, cresce sopra i loro resti e produce un carpoforo. Sembra inoltre che il fungo alteri il comportamento delle formiche per contribuire a disperdere le sue spore[75] in un microhabitat che meglio si adatta al fungo.[76] Anche i parassiti strepsitteri manipolano la loro formica ospite costringendola ad arrampicarsi sugli steli d'erba, per aiutare il parassita a trovare compagni.[77]Un nematode (Myrmeconema neotropicum) che infetta le formiche del genere Cephalotes installandosi nel loro addome fa sì che il colore nero di questi diventi rosso. Il parassita altera anche il comportamento della formica, costringendole ad alzare l'addome rendendolo più visibile. Il colore rosso inganna gli uccelli che le scambiano per frutti maturi e le mangiano. Gli escrementi degli uccelli vengono poi raccolti da altre formiche e dati come cibo ai piccoli, il che porta alla ulteriore diffusione del nematode.[78]
Le rane sudamericane della famiglia Dendrobatidae si nutrono soprattutto di formiche, e le tossine presenti nel loro strato cutaneo possono essere originate proprio dalle formiche ingerite.[79]
Il rapporto tra molte specie di uccelli e altre di formiche non è ancora ben compreso ed è ancora in fase di studio. Un particolare comportamento da parte degli uccelli viene denominato "anting": alcuni di essi riposano all'interno dei formicai o raccolgono le formiche innestandole nelle loro ali e all'interno delle piume in modo che possano rimuovere gli ectoparassiti.
Infine formichieripangolini e diverse specie di marsupiali in Australia si sono adattati in maniera particolare ad una dieta fatta quasi esclusivamente di formiche. Questi animali hanno lingue lunghe e appiccicose per catturare le formiche e forti artigli per rompere i formicai. Anche gli orsi bruni si nutrono di formiche: una percentuale del 12%, del 16% e del 4% del loro volume fecale in primavera, estate e autunno, rispettivamente, si compone di formiche.[80]

Caratteristiche di alcune specie[modifica | modifica wikitesto]

Fra le tante specie alcune presentano caratteristiche curiose e interessanti. Per esempio, le formiche del genere Messor, specializzate nella raccolta e immagazzinamento di semi, e le formiche del genere Atta, le famigerate tagliafoglie, diffuse in Sud America, coltivatrici di un fungo particolare, di cui si nutrono. La colonia di Atta è rigidamente divisa in caste, ognuna specializzata in un compito preciso: dalle operaie minori, di pochi millimetri, che si occupano della coltivazione del fungo, alle operaie maggiori, che si dedicano al trasporto e taglio delle foglie, ai soldati incaricati della difesa del nido, con la testa larga anche 6 mm.
Un nido di Atta può contenere milioni di individui e in una sola notte è in grado di spogliare un grande albero di tutte le sue foglie. Il fogliame, sminuzzato e masticato dalle operaie minori, serve da lettiera per la coltivazione del 
micelio fungino, che costituirà l'alimento base della colonia. L'impatto ambientale di tali colonie fa di Atta sexdens e Atta cephalotes gli insetti più dannosi dell'America meridionale, capaci di distruggere raccolti per miliardi di dollari. Normalmente le formiche sono considerate insetti tranquilli, ma ve ne sono anche di molto aggressive. Per esempio, le formiche del genere Eciton, o formiche legionarie, che vivono in Amazzonia, le quali si riuniscono in enormi eserciti che marciano attraverso la foresta catturando ogni genere di insetti e razziando ogni cosa sul loro cammino. Le formiche più grandi e pericolose sono probabilmente quelle cosiddette Bulldog del genere Myrmecia, che vivono in Australia.

Formiche che "allevano" afidi
Aggressivi ed enormi, questi insetti possono raggiungere anche i 2,5 centimetri di lunghezza. Ve ne sono anche di velenose, alcune raccoglitrici di funghi. Infine alcune specie di formiche ospitano e proteggono delle specie di afidi anziché predarli in cambio di una loro secrezione zuccherina, la melata.
Questo è un esempio molto particolare di simbiosi tra due insetti, che curiosamente ricorda molto il rapporto tra l'uomo e gli animali domestici.
In Europa la specie più diffusa è probabilmente la formica rossa, che è considerata specie protetta in molte zone in quanto con la sua azione rimuove milioni di carcasse di insetti e rende fertile il terreno.
Di tutte le specie solo una trentina sono diffuse in tutto il mondo. Circa 4500 specie vivono nelle regioni tropicali ed equatoriali; ottocentocinquanta specie popolano il bacino del Mediterraneo e altre ottocento specie sono proprie delle regioni temperate e fredde.
Le formiche più grosse vivono nei paesi caldi e sono predatrici e carnivore; appartengono alla sottofamiglia delle Ponerine. Fra le Mirmicine si annovera la maggior parte delle specie presenti in Europa. Alle Dolicoderine appartengono la Linepithema humile o formica argentina e varie specie di Tapinoma frequenti nei nostri giardini. Alla sottofamiglia delle Formicine, appartengono le specie più evolute; sono diffuse anche nei paesi temperati e freddi. Si annoverano i generi CamponotusMyrmecocystus eFormica.

Formiche nomadi[modifica | modifica wikitesto]

Le colonie di alcune specie di formiche non realizzano un nido permanente e si spostano continuamente in cerca di cibo, alternando fasi di migrazione con fasi sedentarie. Durante queste ultime, la colonia costruisce un nido temporaneo, in cui la regina depone le uova. Una volta che le uova deposte si sono sviluppate in esemplari adulti, la colonia abbandona il nido e rientra in una fase di migrazione, durante la quale si sposta continuamente. Nella migrazione, la regina viene costantemente protetta dalle operaie, mentre queste ultime si dispongono in colonne rettilinee e predano i piccoli animali che trovano sul percorso. Le colonne si formano grazie alle tracce di feromoni rilasciate dalle operaie in prima fila durante il percorso.
Fra le specie nomadi, si ricordano in particolare i generi DorylusAenictusLabidus ed Eciton, note per la loro aggressività e le loro abitudini caratteristiche. Poi, specie nomadi secondarie sono alcune di quelle appartenenti ai generi:

martedì 7 luglio 2015

Terminator Genisys: la recensione piena di spoiler.


Quella che segue è una recensione piena zeppa di spoiler. Il motivo per scriverla è uno solo: il film è una gigantesca trappola per turisti e io mi sento in dovere di avvertirvi, prima che vi facciate fregare come dei Giapponesi che mangiano i tipici spaghetti bolognese vicino San Pietro,

La storia, come da tradizione, inizia nel futuro, le macchine hanno vinto, ma adesso sono diventate più rispettose dei morti, quindi, niente teschi scamazzati sotto i cingolati.
Seguiamo un Giovane Kyle Reese che viene salvato da John Connor che non c'ha per nulla la faccia del cattivo.



Reese viene addestrato, prende probabilmente anche un sacco di anabolizzanti perché, anche se al mondo i ragazzini si devono cibare con topi rinsecchiti,lui diventa grande e grosso. Per grande e grosso intendo PossomenàTerminetorapizze.

Qui la faccia di Reese che si accorge che può seminare un T-1000

Comunque  PossomenàTerminetorapizzeReese, come da canone, viene dotato da EvilJohn di una foto di una cosplayer di Sarah Connor e fomentato a bestia sul fatto che, anche se somiglia incredibilmente a Daenerys, lei è la madre di EvilJohn, non dei draghi ed è la donna più importante al mondo. Comunque, PossomenàTerminetorapizzeReese, si fida ciecamente e, insieme a EvilJohn, combattono insieme le macchine e Skynet, fino alla battaglia finale.
Qui iniziamo a intuire il genio tattico di EvilJohn. Infatti, il suo piano per entrare nella base dove Skynet tiene nascosta la macchina del tempo,  consiste grossomodo in questi 3 semplici passaggi:

1- Nascondere tutta la ribellione in una fila di camion guidata da terminator riprogrammati che sorridano ai controlli davanti alle porte del complesso dove è nascosta la macchina.

2- Aspettare che il camion venga scannerizzato in cerca di vite umane senza fare nulla per nascondersi.

3- Farsi sgamare prima di essere entrati dalla porta principale, e, a sto punto, sfondare il cancello con il camion e buttarla in caciara.

Come dicevamo: genio tattico.

La battaglia prosegue con EvilJohn e PossomenàTerminetorapizzeReese, che corrono in campo aperto falcidiando Terminator che, a questo punto, pare proprio siano l'esatto contrario degli zombie: più ce ne sono, più sono pippe.
La battaglia finisce, I nostri si ritrovano tutti attorno alla macchina del tempo. John Connor spiega agli altri cosa è e poi grida: - CHI SE VOLE SCOPA' MI MADRE?! (Su questa parte potrei essere un po' confuso e non ricordare le parole esatte che usava nel film). Comunque Bisteccone Reese (il nome di prima era troppo lungo) alza la mano. John gli chiede perché dovrebbe mandare lui e  Bistecone gli ricorda che lui c'ha la foto e si fa i "cinque contro uno" pensando a Mother of John da un sacco di tempo. John viene convinto dal discorso accorato: - Basta che non mi svantoli più quella foto appiccicaticcia davanti agli occhi!

Per farla breve Bisteccone Reese sale sul modulo per la dislocazione temporale, diretto al 1984. Ma mentre la macchina inizia a vorticare ed emettere lampi di luce azzurra, il Dottor Who prende di sorpresa EvilJohn e Bisteccone non può fare nulla per salvarlo. No, non sto esagerando. C'è proprio il Dottor Who che mette una mano attorno al collo di EvilJohn e gli dice - Non credevi che fosse più grande all'interno, vè?-

La miglior squadra di Paint Ball di sempre!

Bisteccone e il Terminator arrivano, come da tradizione, a Los Angeles nell'84 e qui iniziano una serie di sequenze molto convincenti che ci fanno sperare nel film. La linea temporale è incasinata e Sarah sa già dell'arrivo dei Terminator perché, una persona sconosciuta, gliene ha inviato uno che l'ha salvata da bambina e l'ha cresciuta insegnandole a dare la caccia ai Terminator. Niente da dire, figo davvero.
C'è uno scontro fra il giovane Arnie e il vecchio Arnie che fomenta non poco, concluso con Mother of John che ferma il T-800 con un colpo di un fucile da cecchino di grosso calibro.
Intanto Bisteccone, cade dal cielo nel solito vicolo e fotte i pantaloni al solito barbone (gli stanno un po' stretti, così si impara a pomparsi i quadricipiti sotto la pressa). Viene fermato dal solito poliziotto, solo che ora... SORPRESONE! è un T-1000 che è lì per ammazzarlo. Segue inseguimento che si conclude con la Mother of John che salva Bisteccone rigirandogli in faccia la frase - Vieni con me se vuoi vivere!
Altro pregevole inseguimento con il T-1000 alla riscossa, botte da sei pieno, una bella scena in cui scopriamo che Mother of John è pronta anche ad ammazzare il modello più evoluto di Terminator... il film insomma prende una bella piega. Ci speri. Quando il T-1000 si scioglie davanti ai loro occhi, con Arnie che lo tiene per il collo sotto una doccia di acido, inizi a tifare per loro.
E poi arrivano alla macchina del tempo fatta in casa.
Neanche in questo caso sto scherzando.
Sarah e Arnie si sono costruiti una macchina del tempo con la collezione della Hobby & Work "Costruisci anche tu la tua macchina del tempo in 16000 comode uscite". Sulla copertina, per coerenza, ci sta il Doctor Who che fa l'occhiolino al lettore.
Comunque sono vent'anni che non si perdono un fascicolo e finalmente hanno il pezzo mancante: il microchip di un T-800! Sì perchè il chip di un Terminator può fare un sacco di robe: tipo se non ti funziona più il gameboy, e hai già provato a soffiarci dentro, allora lo infili al posto della cartuccia e ci puoi giocare a The Witcher.

Però ricordatevi che il film sta girando bene, si è bendisposti a fargli passare sta cazzata, quindi ci si tappa il naso e si prosegue. Mother of John e Bisteccone discutono sull'anno in cui tornare indietro, Sarah dice 1997, Reese 2017 che così rendiamo tutto molto più attuale. Vince Bisteccone che dice che c'ha avuto una visione provocata da un antani a destra temporale. Arnie conferma che il T-800 è una macchina per uccidere, ma in caso servisse c'ha anche una laurea in fisica quantistica.
La data viene impostata sul 2017 e... e Bisteccone e Mother of John si preparano a partire. Dovrebbe venire pure Arnie, ma c'ha la mano rovinata dallo scontro con il Terminator e preferisce aspettare e  prepararsi.
...
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Ci siete già arrivati? Vi do altro tempo per pensarci.
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Ok. Usano la macchina del tempo in 2 (suggeriscono la possibilità di andarci in 3).
E il momento in cui capisci che ci sei cascato. Che il tuo amore per Arnie e Terminator t'ha fregato per la terza volta. Non ti sono bastati Salvation e Le macchine Ribelli per capire. T'hanno dovuto dire che con la macchina del tempo Skynet poteva inviarci un esercito ad ammazzare Sarah Connor, ma c'ha avuto le braccina corte, ai Terminator non gli piace stare stretti quando viaggiano e forse sono pure un po' in imbarazzo a toccarsi per sbaglio le chiappe, mentre se ne stanno nudi ad aspettare il salto. T'hanno dovuto raccontare sta cazzata per farti capire che la magia di Terminator stava tutta sulle spalle di uno dei registi/sceneggiatori/storybordisti, più influenti del nostro tempo e che, tutto il resto, sarebbe stato solo una minestrina riscaldata.

Mi costringono a farne una ventina di questi sorrisetti.

Conrad, in Tifone, uno dei suoi romanzi più belli, descrive la lotta dell'equipaggio del Capitano McWhirr contro un tifone tropicale. Descrive minuziosamente tutto il dramma della battaglia fra uomo e mare e quando ormai senti la salsedine che ti spacca le labbra e l'acqua che ti sbatte a destra e a manca, quando ormai sei nel pieno della tempesta, incerto sul destino della Nan-Sahn e del suocarico... il romanzo finisce. Conrad scrive semplicemente che dopo tutta quella fatica, quella lotta, quel sangue, il peggio doveva ancora arrivare.

E io non posso che imparare da Conrad e lasciarvi qui, con Sarah e Reese abbracciati nella macchina del tempo della Hobby & Work, pronti ad andare a sconfiggere EvilJohn e il Dottor Who, assicurandovi che dopo tutto quello che avete visto nei primi trenta minuti di film... il peggio deve ancora arrivare.

MM

giovedì 25 giugno 2015

Injection



Injection, di Ellis, Shalvey e Bellaire, attualmente è arrivato a minuto 15 della prima puntata della prima serie che Ellis ha sicuramente già appioppato a qualche canale americano.
La deriva che ha preso gran parte del fumetto americano, cioè creare serie che possano agilmente essere trasformate in prodotti derivati, era prevedibile. Era prevedibile considerato il successo dei cinecomics, il boom delle serie televisive tratte da qualcosa (qualunque cosa) e la necessità, più in generale, di avere una base solida da cui partire per lanciare nuovi brand. L'industria americana è sempre più cauta, preferisce affidarsi a nomi consolidati piuttosto che lanciarne di nuovi... c'è crisi anche nel settore delle idee. Non è che mi disturbi più di tanto la cosa, che il fumetto possa essere visto come un perfetto lancio per altri prodotti. Non mi disturba fin quando questo non si trasforma in un semplice volantino pubblicitario, quando viene sacrificata la leggibilità del singolo numero. Ormai la divisione in cinque albi della prima storia è assolutamente fittizia. sono storie da cento tavole divise in blocchi da venti pagine più o meno a cazzo di cane. Il che naturalmente toglie un po' la soddisfazione a chi legge, come me, gli albi ogni mese. Ma tant'è e quindi non si può far altro che accettare la cosa e farsene una ragione. Injection becca in pieno questa corrente di pensiero e, in due numeri ancora ha detto poco di se stesso.
Non so dirvi ancora di cosa parli esattamente la serie. Posso dirvi che c'è una squadra di qualche tipo che indaga su dei misteri che hanno a che fare con cose antiche e con la tecnologia più moderna. Che l'atmosfera creata da Ellis è grave e opprimente. Che tutti i personaggi sembrano portarsi appresso un fardello, un passato spaventoso da cui fuggono o che hanno deciso di infilare sotto il tappeto. Posso anche dirvi che Shalvey e Bellaire formano una grande coppia, che troverete tavole in cui le invenzioni narrative sono al pari della run a cui hanno lavorato su Moon Knight, in cui Ellis e Shalvey si divertono a farvi perdere il senso dell'orientamento capovolgendo il mondo in una vignetta. Il tratto di Shalvey poi si è raffinato ulteriormente arrivando a delle sintesi essenziali a cui il colore di Bellaire da corpo e profondità.




E infine posso dirvi che quando Ellis scrive qualcosa, anche se al secondo numero ancora non si capisce di che cazzo sta parlando, un'occasione gliela si concede ugualmente e per ora, anche con la sua struttura monca e frammentaria, anche se ancora non so dove andrà a parare, mi ha affascinato a sufficienza da consigliarne la lettura.

MM

mercoledì 21 gennaio 2015

Kingsman: The secret Service [Anteprima]


L'altro giorno scrivevo che Agent Crater, la nuova serie Tv Marvel, mi aveva stupito. Succede raramente considerato quante informazioni riceviamo sui film prima della loro uscita. Quando mi sono seduto in sala insieme a alcuni dei membri de "Lo Studio in Rosso", per assistere all'anteprima di Kingsman: Secret service, non sapevo davvero cosa aspettarmi.

FLASHFORWARD:
Usciamo dalla sala con l'adrenalina che pompa nelle vene, una voglia incredibile di vedere, subito, il seguito del film e l'idea di cambiare il nome dello studio in "Kingsmen".

FINE FLASHFORWARD:
Il mio me, ignaro di quello che gli sta per succedere, si siede sulle poltrone dell'Adriano, in una saletta in cui, noi dello Studio in Rosso, eravamo la metà dei partecipanti alla proiezione.
Ripasso quello che so del film, cioè che è tratto da una serie di Mark Millar che mi è piaciuta, ma non mi ha certo cambiato la vita, anche se Mark è uno dei miei sceneggiatori di fumetti preferiti, che il regista è Matthew Vaughn che ha diretto il primo Kick Ass, che mi è piaciuto parecchio e il primo film del nuovo corso degli X-men, che mi stupì parecchio: Vaughn sembra destinato a stupirmi in sala.

Poi partono dei titoli di testa fracassoni e pacchiani, io e Mauro Uzzeo storciamo il naso e ci ripetiamo che un film americano su un fumetto che era l'essenza dello spirito british, non può funzionare.

E invece ci bastano quindici minuti per lasciarci alle spalle i nostri dubbi. Perché con Secret Service Vaughn riesce in un numero da equilibrista: Kingsman è  il corrispettivo filmico della figlia di un aristocratico inglese, con un'accento perfetto e un visino angelico, a cui però piacciono i tatuaggi da battona, le gare di mostertrack e il sesso anale.
Uscendo dalla colorita similitudine, il film continua a gridare il suo infinito amore per Bond per poi trollarti un attimo dopo.



La storia è un evidente pretesto per riproporre l'agente doppio zero, i Kingsmen sono una società di agenti segreti al servizio della corona, con i nomi in codice che richiamano i dodici cavalieri della tavola rotonda.
Alla morte di Lancelot, uno degli agenti in servizio, tutti i membri in vita, propongono un loro candidato come rimpiazzo. Colin Firth finisce per candidare Eggsy, un ragazzetto di periferia sboccato e rozzo che stona con il rigore e la classe degli appartenenti alla società segreta. Inizierà così un durissimo addestramento e la sua trasformazione in un perfetto (?) agente di sua maestà. Commovente il rapporto tra mentore e allievo, con un giovanissimo Taron Egerton in grado di tener testa a Firth, in grado di fare da perfetto contrappunto alla sua compostezza con delle faccette da paraculo da oscar.



Come in ogni Bond che si rispetti, in Secret Service, non manca un villain sui generis, interpretato da Samuel L. Jackson. Il miliardario Valentine ha la zeppola, un'infinita serie di cappellini da baseball messi di traverso e il piano di dominazione del mondo più stupido della storia; sembra uscito da Austin Powers, mai poi è anche capace di gelarti il sangue ammazzando a sangue freddo [NOME OMESSO PER EVITARE SPOILER] per poi, continuando il saliscendi emozionale, rimanere orribilmente scandalizzato dalla violenza del suo gesto.


FINE FLASHBACK, O RITORNO AL PRECEDENTE FLASHFORWARD

Usciti dal cinema, dopo due ore di azione, l'unico pensiero negativo sul film è che Vaughn aveva già girato i primi capitoli di X-men e di Kickass, per poi veder buttato tutto in vacca da due seguiti di incommensurabile bruttezza, spero davvero che non tocchi lo stesso destino a Secret Service.



Chiudo con un avvertimento: il film perde davvero tanto per colpa della traduzione, considerato che l'accento di ogni personaggio è una sua caratteristica fondamentale e distintiva. A voi giudicare guardando il trailer italiano e quello inglese.





lunedì 7 aprile 2014

Star Light


Se vi fosse sfuggito, l'Image sta producendo una delle serie più belle degli ultimi anni, con un Goran Parlov tanto bravao da essere fuori dalla grazia di Dio e un Mark Millar che, se non ci lascia per strada, potrebbe aver messo in piedi la sua storia più toccante e appassionata.

C'è la fantascienza un po' vintaggia che ci piace sempre... a chi dite? A noi, quelli con buon gusto!





C'è un vecchio eroe che torna all'azione.





C'è la razza di conquistatori cattivi, con la faccia da cattivi.



C'è così tanta roba bella che non ha neanche senso continuare la recensione se prima non vi andate a procurare il numero.

Mi piace consigliare buoni fumetti e questo ve lo voglio davvero consigliare. Leggetelo, tenetelo nello scaffale, passatelo ai vostri figli, conmpratevi il tp, l'hc, la versione rilegata in pelle umana, fate in modo che Millar sia costretto a sfornare una storia al mese da consegnare nelle mani fatate di Parlov.
Perché, appena finisco un numero di Starlight, ne voglio immeditamente dopo un altro e, per me, a parte tutte le menate che ci si fanno attorno al fumetto d'autore e alla sperimentazione del segno e bla bla... è questo e solo questo che un fumetto deve fare: inchiodarti per venti minuti scarsi e farteli sembrare un viaggio magnifico e infinito, chiudere con una splash page e farti sognare il seguito per un altro mese...

Continua.

MM

mercoledì 12 marzo 2014

Long Wei 9 - contenuti speciali

Contenuti speciali del numero 9 di Long Wei in uscita il 15 marzo i tutte le edicole d'Italia


Mi pare che sia tutto. 

MM