lunedì 26 novembre 2012

Due iniziative per Long Wei



E' cominciato il Lunedì botte, potete trovare la prima recensione sul Blog del Big Boss Cajelli cliccando QUI.


La seconda iniziativa invece celebra un'altro grande film di arti marziali. Nel quarantennale di L'urlo di Chen terrorizza l'occidente verranno sparse per i quartieri cinesi di Milano e Roma delle copie omaggio del numero zero di Long Wei. Gli albi verranno fotografati e voi potrete divertirvi a cercarli. Fra poco, spiegheremo tutto meglio e pubblicheremo qui e sulla pagina facebook di Long Wei le foto con i luoghi della caccia al tesoro.

MM

     

venerdì 23 novembre 2012

Lunedì Botte! [istruzioni per l'uso]


Che sto lavorando a un episodio di Long Wei già lo sapete se avete letto QUESTO.
Comunque se non lo sapevate... Carramba!

La smetto subito che vi devo dare un appuntamento e poi mi perdo come al solito e voi vi rompete a leggere tutto il post. La parte in grassetto è la roba più importante.

Ogni Lunedì su uno dei blog degli sceneggiatori che collaborano con Cajelli alla scrittura di Long Wei, apparirà la recensione di un film di menare (come direbbero quelli dei 400 calci).  Troverete ogni inizio di settiamana il link al post, sulla pagina Facebook di Long Wei. Naturalmente saremmo contentissimi se vedeste il film con noi la domenica e commentaste i nostri post il lunedì.

Il perché di questa rassegna stampa che sa tanto di cineforum, ma con meno sottotitoli in Russo e più legnate, è presto detto: stiamo tutti scrivendo favolose (spero le mie, sono sicuro di quelle degli altri) scene d'azione, e per documentarci ci becchiamo ore e ore di film in cui la gente se le da di santa ragione.

Se seguite il mio blog dovreste sapere che io sono più tipo da film intimista coreano, teatro tabuki e balletto contemporaneo. Capirete perciò che mi sono opposto strenuamente all'idea di recensire energumeni che se menano come a fabbri. Alla fine però hanno vinto loro. Tipo dopo una decina di secondi di finta resistenza.

Quindi lunedì prossimo vi intratterò con una recensione di The Raid (un'altra, molto più approfondita della prima che avete letto al tempo) mentre questo lunedì a presentarvi il Lunedì Botte! sarà Diego sul suo blog, se volete partecipare il film da vedere è Ip Man, locandina a seguire.


Mi sembra di aver detto tutto.
Un'ultima cosa. Il titolo. Lunedì Botte! è l'adattamento del Lunedì film della Rai.
Vi ricordate quando in televisione c'era ancora il cinema?



MM

lunedì 19 novembre 2012

Halo 4 la recensione Di Halo 4 e parecchie altre cose...



Ho aspettato per fare la recensione di Halo 4. Ho aspettato di essermi stufato (ufficialmente e prima della fine) della campagna in single player, e di essermi convinto che il multi, come al solito, è una vera figata.

La storia che mettono in piedi i ragazzi della 343 toppano clamorosamente la campagna, perdendosi per strada una delle cose più importanti per un titolo Halo di successo: l'epica. Infatti stiamo parlando di una serie che a epicità fino ad ora stava messa giusto un gradino sotto al vecchio testamento (quello in cui la gente si ammazza e Dio sfaragna via eserciti con piogge de foco e simili) e almeno uno sopra al Signore degli Anelli che, ammettiamolo sinceramente, a metà del terzo libro abbiamo tutti iniziato a saltare le pagine in cerca di parole chiave come spada, armatura menare tra una caterva di licheni rigogliosi e descrizioni soporifere dei peli del naso del nonno di Aragorn.
Paragono Halo alla Bibbia, quella vera e pallosa, e quella degli ebrei, perché nella mia personale formazione videoludica (scarsa devo ammetterlo) Halo è il mio punto di arrivo e non ritorno, in assoluto il gioco in cui più ripongo la mia fede e speranza.
E' anche il gioco a cui ho giocato di più in assoluto (salvo forse a Doom 1 e 2, ma non vale non avevano nessuna concorrenza al tempo) e Word.



Sì Word del pacchetto excel, quello per scrivere (puntualizzo, per i lettori bimbominchia che hanno iniziato a scrivere su msn). Mio padre un'estate del 95 mi presentò l'applicazione del nuovo e fiammante Windows 95, come "un gioco bellissimo in cui si inventano storie e poi si va dall'editore a farsele pubblicare". Per giorni ho dettato annoiato la mia prima storia a mio padre, nella fremente attesa del mutamento della noiosissima  schermata bianca di Word in una mappa interattiva per arrivare dall'editore, che naturalmente nella mia mente bisognava affrontare in duello per farsi mollare i soldi della pubblicazione. Lo scoprire che si doveva solo scrivere e non era poi un gioco vero e proprio, è una delle mie prime grandi delusioni. Poi dici che sono cresciuto strano, certo che ci si sono messi d'impegno a confondermi le idee.

Comunque a parte le giornate passate a giocare in due a Doom (io mi muovo, mio fratello spara che sono il più grande quindi ho il compito più difficile) quelle passate con Halo sono decisamente le più importanti della mia vita carriera da giocatore.



L'amore per la serie Bungie è cominciato con Halo 2, che avevo finito al negozio da mio padre sulla console in prova. Sì, fate bene a provare invidia, mio padre gestiva un negozio di videogiochi e il vostro, al massimo, dal lavoro v'ha portato la calcolatrice (spocchietta mode=off). Halo 2 era una cosa favolosa, ma io ancora non avevo ben capito cosa significasse giocare online e non avevo mai apprezzato a pieno l'esperienza. Anche perché, ora che faccio mente locale, al negozio l'xbox non aveva la connessione, e io, visto che ci giocavo giornate intere lì, non avevo diritto ad averne una a casa (mi sa che mò ridete voi).



Halo 3 invece arriva nel 2007, in contemporanea alla mia ribellione post adolescenziale in cui decido che da grande voglio fare i fumetti e che posso lavorare mentre studio all'università e comprarmi una mia console. Naturalmente fumetti vs videogiochi vs università è stato uno scontro dall'esito abbastanza scontato. E no, non sono diventato dottore in medicina.
Il multiplayer di Halo 3 è una vera e propria droga, le serate con gli amici iniziano a finire la mattina dopo, i nostri avversari iniziano a darci dei cheaters e mia madre a sospettare che mi droghi quando mi presento la mattina con occhiaie che manco Benicio del Toro il cinco de mayo.
La verità è che Halo 3, per la mia generazione è stato una pietra miliare, tramite Halo abbiamo separato gli hardcore gamer dai bimbominchia, quelli dei cui consigli ti potevi fidare, da quelli che - Assassin's Creed è un giocone!-



Halo Reach: vedi sopra per quanto riguarda la scimmia. Solo leggermente più razionale, ci giocavo un botto, ma non come al 3.
Nel frattempo i miei si erano messi l'anima in pace per quanto riguarda l'università e io ho iniziato ad andare dagli autori (quelli veri), scoprendo che erano più tosti del più tosto fra i Boss da videogame.

Madonna quando mi impegno divago davvero di brutto.
Ormai non ha più senso parlare di Halo 4, mica c'ho abbastanza cose da dire per pareggiare il conto con le cazzate dei primi paragrafi.
Cambio titolo così non sembra che sono logorroico e la finisco alla svelta che sennò scrivo la mia biografia e mi devo fare una foto in bianco e nero alla Stephen King.



Halo 4 nasce dopo il passaggio da Bungie a 343. C'era chi gridava al disastro prima di vedere il primo screenshot, chi aveva fede incrollabile in Halo a prescindere, chi come me incrociava le dita e sperava non fosse un'altra Minaccia Fantasma (che ho rivisto da poco e... è ancora brutto, brutto).
Si è rivelato povero nella campagna, privo di epica (ecco dove mi ero iniziato a perdere), ma molto valido nel multiplayer. Nel complesso sono soddisfatto.

MM



giovedì 15 novembre 2012

GTA V


Alla Rock Star fanno giochi quasi perfetti. Se non avete giocato a Red Dead Redemption potete anche smettere di leggere questo post, mettere gli stivali con gli speroni (come non c'avete manco quelli!?) e andare nel saloon gamestop più vicino a recuperarne una copia. Fatto? Ok ci vediamo fra svariate ore di gioco quando sarete abbastanza uomini da catturare e domare un mustang selvaggio.
Ora che vi è cresiuto il pelo sul petto e avete imparato a sputare nella scollatura di una baldracca da saloon mentre sparate a una banda di desperados, potete vedervi i due video di GTA V.






Ok io ho già una scimmia grossa come quella di Congo su una spalla. Pesa un po', ma deve stare solo fino a primavera dell'anno prossimo.

MM

mercoledì 14 novembre 2012

Long Wei vs il Call Center



 Il bello di lavorare in un call center è che quando esci dopo il tuo turno tutto il resto sembra più bello. Tutto tranne parlare al telefono. Se lavori in un call center odi parlare al telefono.

Forse ho dimenticato di dire ai miei lettori che lavoro in un call center dello Spni (un sapiente anagramma delle lettere del nome cela un ufficio pubblico tristemente famoso in questi giorni di crisi).

Questa è pubblicità ingannevole, non esiste nessuna ragazza sorridente nei call center.
Al massimo ragazze scoglionate, più probabilmente vecchie signore incazzose.

Ultimamente uscire dal call center è per me una gioia infinita. Più del solito.
Quando esco dal call center, nelle ultime settimane, torno a casa, mi preparo il pranzo, e inizio a lavorare. Il lavoro che faccio a casa è esattamente il contrario di quello che faccio allo Spni. Quando smetto di lavorare sono felice, ma non perchè ho smesso, perché sono soddisfatto di me stesso.

In questi giorni sto facendo la mia prima sceneggiatura per un albo da edicola. Una sceneggiatura per una serie di cui avevo sentito tanto parlare, ma di cui non avrei mai pensato di poter far parte: Long Wei.



Se non sapete ancora nulla di Long Wei andate a leggervi qualcosa sul sito del suo creatore Diego Cajelli, QUI, QUI, QUI, QUI, o meglio ancora iscrivetevi alla pagina facebook e seguitene la lavorazione prima della prima uscita a febbraio, QUI.

Scrivere Long Wei è un vero stress, perché sono ancora un pivellino come sceneggiatore e passo per la revisione di Roberto Recchioni e Cajelli che sono due pesi massimi. E' un po' come mettere la mano in un tritacarne, ma lo fai volentieri perché sai che la lezione che stai per imparare, maciullandoti la mano, ti renderà uno sceneggiatore migliore. Quindi, anche se sto perdendo i capelli e non ho più unghie da mangiare, sono felice come un bambino scemo. Probabilmente quando consegnerò le prime tavole a Diego e a Roberto, che mi inizieranno a guardare sempre più male ad ogni pagina, la mia foga tardo-adolescenziale scemerà un pochino, ma so di avere una marcia in più.
Il call center.
Allontanarmi da quel posto è il mio obiettivo, la mia meta è fare lo sceneggiatore e sono disposto a riscrivere mille volte le mie tavole per riuscire nel mio compito al meglio.

Ora che sto rileggendo, sto post trasuda scempiaggine di sbarbo a litrate, ma sapete che c'è... io un'occasione per avvicinarmi al mio sogno ce l'ho, sono già più fortunato della maggior parte delle persone che conosco.

Note a margine, non marginali:
Il mio numero sarà presumibilmente il 9, quindi uscirà in ottobre. Ho un soggetto approvato da Diego di cui, appena so quanto posso dirvi, vi parlerò, titolo provvisorio di lavorazione: La trappola del serpente di cemento. Il disegnatore che mi affianca nell'impresa è anche il mio coinquilino, Stefano Simeone. Ora mi guarda torvo dalla porta socchiusa della mia camera, sta cercando di capire se sto scrivendo la sceneggiatura o cazzeggio... è un pochino ansioso di iniziare a disegnare. Se troviamo il tempo, io e il sor Simeone apriamo un blog per darvi delle anteprime del nostro numero durante la lavorazione dello stesso. Presto su questo di blog, inizierò una rassegna di recensioni-commento sui film di arti marziali che sto guardando per aiutarmi nella lavorazione dell'albo. Lunedi Botte, sarà il titolo della rassegna.

MM   

martedì 13 novembre 2012

La Redenzione del Samurai



Ormai che mi piace come scrive Roberto è abbastanza chiaro. Ultimamente ho anche la fortuna/sfortuna di vedermi corrette le mie sceneggiature da lui, quindi non sono proprio un campione di imparzialità, ma d'altronde non penso troverete molte recensioni negative sulla rete del suo ultimo lavoro: La Redenzione del Samurai.

Il secondo albo de le Storie della Bonelli editore è un piccolo capolavoro, a cominciare dai disegni di Accardi che anche vincolato dal classico formato da edicola, trasmette tutta la maestosità del Giappone feudale, i suoi spazi aperti e i suoi infiniti orizzonti. Riesce in un'operazione che non c'entra con la documentazione storica e la correttezza delle fonti; fa rivivere l'ideale di Giappone che alberga nella fantasia del lettore. Tutto grida samurai nell'albo. Nei silenzi delle vignette mute, pare quasi di sentire il rumore attutino dei passi di Tetsuo sulla neve o il frusciare dei rami al vento. C'è qualcosa di magico nel lavoro che Accardi ha fatto sulla Redennzione del Samurai.
C'è anche, oltre alla magia, un sacco di tecnica che, anche se vivo con due disegnatori, non riesco a spiegarvi, una roba sull'uso particolarmente "ninja" dei retini che Stefano ha provato a più riprese a spiegarmi. Per tutti noi comuni mortali, che non sappiamo tenere la matita dal verso giusto: non potete non rimanere incantati dalla bellezza delle tavole di questo meraviglioso Chambara.


Per quanto riguarda la sceneggiatura, Roberto riesce a essere, tanto per non lasciare le metafore giapponesi, lieve come un petalo di ciliegio e duro come l'acciaio di una katana. Come ho già detto in altri pezzi su Roberto, mi ha sempre stupito la sua capicità di creare storie dal peso di un chilo di piume. Infatti un chilo di piombo pesa uguale ad un chilo di piume solo negli indovinelli scemi. In sceneggiatura dare la sensazione che la propria storia sia leggera come le piume, ma colpire il lettore con la stessa concretezza del piombo, equivale a conoscere il vero segreto alchemico della scrittura. Chapeau.


Volevo chiudere con una nota polemica sui premi assegnati a Lucca, soprattutto quello alla sceneggiatura, ma La Redenzione del Samurai, come fanno tutti i bei fumetti, mi ha messo davvero di buon umore.
Il martedì polemico è spostato a mercoledì.

MM